07 maggio 2008

PARTICOLARI 2: IL FILOSOFO E IL MOSTRO PIÈ VELOCE

Il filosofo Macchiaiol già alla data 4966.@@.371.k§[carattere omesso in quanto non presente in tastiera]#.grunt era il più celebre tra i Neozenonici della galassia di Pciok. Ma ciò che gli guadagnò imperitura fama, nonché un’altra inconsueta forma di eternità, avvenne a seguito di un’asta di beneficenza interplanetaria organizzata dalle parti di Rafanus 6, e delle vicende che ad essa seguirono.
Mille e cinquecento Benemeriti Beneficienti erano convenuti nel Bauditourium Benefico Benefit per presenziare all’asta. Essa procedeva a rilento, specialmente a causa del comportamento eccessivamente flemmatico del battitore, tale dottor Prudenzobarbital il cui eccessivo scrupolo nel sincerarsi dei rilanci aveva dilatato l’assegnazione dei primi due oggetti per quattordici giorni cimbriani (ossia per intenderci grossomodo 5*1015 oscillazioni dell’atomo di cesio 133).
Il terzo oggetto fu messo in palio dopo l’ennesima spruzzata di neurostimolante sulla platea. Trattavasi di un oggetto di dubbio gusto e certa inutilità, ossia un anonimo portapenne in legno, arricchito di simpatici fiorellini di gelsomino dall’intervento di un misconosciuto supereroe di un pianeta dimenticato. La reliquia a acquisiva un certo interesse, a detta del dottor Prudenzobarbital, principalmente perché si trattava di uno dei pochissimi oggetti scampati all’incidentale vaporizzazione del pianeta da parte di un aspirapolvere iperspaziale sfuggito al controllo di un incauta massaia di Quarz.
Era quasi certamente una patacca, ma il filosofo Macchiaiol era un appassionato di oggetti scampati alla vaporizzazione di quel pianeta dimenticato che, se ciò non fosse stato dimenticato, si sarebbe chiamato Terra. Di esso aveva già recuperato un orologio a cucù (di colore lilla e pallini grigio topo con piccione defecante a grandezza naturale), un rotunno stippomorfo (di incerta attribuzione), una registrazione magnetica molto rumorosa e una casacca, presumibilmente sportiva, a bande rosse e verdi. Inoltre Macchiaiol era venuto per fare beneficenza e sentendo che non avrebbe potuto resistere alla battitura di un quarto oggetto offrì diecimila megacrediti e riprese a dormire, certo che nessuno avrebbe osato rilanciare la sua puntata.
Altri tre giorni cimbriani dopo il dottor Prudenzobarbital stava per battere il 3427esimo ed ultimo colpo di martelletto che avrebbe assegnato a Macchiaiol detto portapenne. Macchiaiol già pregustava il decollo della sua astronave da quel luogo mortalmente noioso, quando il suo acerrimo nemico, il matematico Pretestuous, si tolse con un gesto plateale il costume da muflone spongiforme e sollevò un’eccezione di nullità.
Non che avesse il minimo senso, ma l’impasse che Macchiaiol lesse nelle pupille del Dottor Prudenzobarbital lo convinse che ora la cosa sarebbe andata veramente per le lunghe.
Ne seguì un alterco violentissimo. A Macchiaiol dalla rabbia si staccarono le squame attorno allo stoma ombelicale e Pretestuos ronzò rumorosamente vicino ai neon al plasma del salone e dal calore quasi ci rimase secco. Ma come fu e come non fu da quella discussione nacque la sfida di verificare empiricamente il paradosso di Achille e la tartaruga.
Quello, insomma, in cui si svolge una demenziale gara di corsa tra un tale non meglio precisato Achille (a volte denominato “piè veloce”) e il minerale ferroso sé movente che nella nebulosa di Andromeda viene detto Tartaruga. Achille parte con un handicap pari a 1/29979245,8 volte la distanza percorsa dalla luce in 9*109 il tempo di oscillazione dell’atomo di cesio 133 (o se ciò vi aiuta potremmo dire 10 metri), rispetto a detto minerale a cui è abbastanza inverosimilmente assegnata la facoltà di avanzare, nel medesimo tempo impiegato da Achille per coprire la distanza del suo handicap, della metà dello spazio del piè veloce. Insomma la velocità di Achille è doppia di quella del minerale Tartaruga, che peraltro è ben noto essere assolutamente esigua, per cui viene da chiedersi perché alle volte ad Achille sia assegnato l’epiteto di piè veloce: ma non divaghiamo.
Secondo l’enunciazione della filosofia Neozenonica siccome mentre Achille avanza 10 metri per raggiungere il minerale Tartaruga esso sarà intanto avanzato di 5, e quindi in un secondo tempo mentre Achille avanzerà 5 metri il minerale sarà avanzato 2,5 e così via, se ne vorrebbe dedurre che Achille sia talmente mentecatto da non raggiungere mai il minerale tartaruga.
Tale argomentazione tiene impegnati i Neozenonici da 4000 rivoluzioni del loro pianeta natale Naxos, sebbene sia facilmente falsificabile già da un oculato utilizzo empirico della legge v=s/t oppure più rigorosamente da considerazioni di analisi matematica che i Ruminantoidi di Denebia fanno già alle elementari.
Ciò non di meno il filosofo Macchiaiol scommise col matematico Pretestuous che sarebbe riuscito a dimostrare la veridicità del paradosso, ossia che date le sue premesse in maniera rigorosa effettivamente l’inseguitore non raggiunge mai l’inseguito. Di più, era talmente convinto di aver ragione che per alzare la posta dichiarò che si sarebbe messo lui stesso al posto del Tartaruga e che avrebbe messo al posto di Achille un mostro ferocissimo.

Quarantatrè anni Devoniani dopo, (circa 212 rivoluzioni del pianeta dimenticato inghiottito dall’aspirapolvere iperspaziale, se questo vi aiuta) il filosofo Macchiaiol aveva costruito il suo modello sperimentale e convocò il matematico Pretestuous e tutte le più fulgide menti del Sesto Quadrante ad assistere.
La zona dell’esperimento era invero abbastanza spartana. Come si poteva vedere attraverso una vetrata di bario trasparente, in una stanza ermeticamente chiusa si torvava un unico binario su cui erano montati due semplici carrelli da miniera. Su quello più arretrato si trovava una massa tondeggiante molliccia e dall’aria truce, mentre l’altro era vuoto. In un angolo si trovava un orologio a cucù di colore lilla con pallini grigio topo.
Per prima cosa il filosofo Macchiaiol tenne una conferenza per spiegare nei dettagli quali erano state le sue ricerche e come intendeva pervenire alla dimostrazione del paradosso. Andava molto fiero di quel che aveva creato e sentiva realmente di essere sull’orlo di una scoperta storica.
Il primo problema che si era trovato ad affrontare, raccontò, era stato quello di trovare un mostro sufficientemente vorace che si muovesse esattamente alla metà della sua velocità e che fosse sprovvisto di qualsiasi tipo di appendici. Infatti se il mostro avesse avuto braccia o tentacoli quando i loro corpi fossero stati sufficientemente vicini, il mostro avrebbe potuto protendere i suoi arti e ghermirlo pur senza tecnicamente raggiungerlo. Questo era l’ostacolo lo aveva impegnato per tutti e quarantatrè gli anni devoniani che erano passati dal giorno in cui la scommessa era stata lanciata, finché non si era dovuto arrendere all’evidenza che non esisteva un mostro siffatto. In primo luogo perché i mostri soddisfacentemente voraci e privi di appendici erano di per sé molto rari e in secondo luogo perché tendenzialmente la mancanza di appendici si rifletteva in una inopportuna mancanza di locomozione. A malincuore era quindi stato costretto a ricorrere ad un artificio. Aveva legato uno Zorn, una voracissima medusa aerea di Lugardia 31 famosa per la sua forma di tondo perfetto e per i suoi fanoni a bilama (la prima alza la preda, la seconda la taglia) ad un carrello che avanzasse di una velocità pari al doppio della sua. Dopodiché visto che aveva fatto trenta aveva deciso di fare trentuno, per cui aveva deciso di imbragare sé stesso ad un altro carrello per essere più sicuro che anche la sua velocità fosse costante.
Quindi per fare meglio risaltare il risultato dell’esperimento istante per istante, visto che la sera prima in nessuno dei 12412 canali a pagamento della Supergalactic Universal trasmettevano nulla di interessante, aveva modificato l’orologio a cucù proveniente dal pianeta dimenticato rendendolo in grado di fermare il tempo per un tempo pari a 9*108 volte il tempo di oscillazione dell’atomo di cesio 133 (ossia, sempre se ciò vi aiuta, per 10 secondi) a partire dal momento in cui il carrello dello Zorn raggiungeva il punto in cui si trovava quello di Macchiaiol all’inizio del ciclo.
Ciò detto posizionò il suo carrello 1/29979245,8 volte la distanza percorsa dalla luce in un secondo (ossia 10 metri) innanzi a quello dello Zorn. Si mise il casco andò a stringere la zampa chitinosa del matematico Pretestuous, e come atto di estrema fiducia gli consegno i comandi del macchinario che faceva muovere i carrelli.
-Fin quando devo continuare l’esperimento?- gli chiese Pretestuous.
-Si concluderà da solo quando il mio carrello taglierà il traguardo del ventesimo metro.- rispose sicuro Macchiaiol. Dopodichè si chiuse nella stanza nell’esperimento, andò a posizionarsi sul carrello e dette il segnale di far partire il macchinario.
Il carrello di Macchiaiol avanzò di 5 metri, mentre quello dello Zorn di dieci, il tutto accadde in una trentina di secondi. Dopo di ché il piccione fuoriuscì defecando e nella zona dell’esperimento il tempo si fermò per dieci secondi davanti agli occhi strabiliati degli astanti.
-Che mi dice Pretestuos un bel marchingegno, vero?- disse Macchiaiol mentre il suo carrello aveva ripreso ad avanzare.
-Bello davvero.- rispose Pretestuous.
Il carrello dello Zorn fece cinque metri, quello di Macchiaiol 2,5 ci vollero quindici secondi: suonò il cucù e il tempo si fermò per 10 secondi.
-Dopo le faccio fare un giro.- disse Macchiaiol quando il suo tempo riprese a scorrere.
-Sarebbe davvero molto interessante.- rispose Pretestuos ma il non aveva ancora iniziato a dire interessante che erano già passati 7,5 secondi e il tempo di Macchiaiol era fermo di nuovo.
-Diceva, scusi?- chiese il filosofo ripartendo.
-Dicevo: interessante.- ma sulla parole “interessante” il tempo del filosofo era fermo ancora una volta. Allo Zorn c’erano voluti 3,75 secondi per percorrere 1 metro e 25 centimetri e ora i due distavano 62,5 centimetri e Macchiaiol distava altrettanto dal 20esimo metro.
-Interessante!- gridò Pretestuous negli 1,885 secondi successivi in cui Macchiaiol poteva sentirlo.
Cinque minuti dopo il mostro e il filosofo distavano meno di 5 centimetri l’uno dall’altro e altrettanto dalla meta, Macchiaiol sorrideva e i dieci secondi di tempo fermato erano già talmente maggioritari rispetto a quelli in cui era in movimento che lo si vedeva muovere a scatti. Sotto il cucù c’era già un bel mucchietto di cacchine.
Un’ora dopo qualcuna delle più grandi menti del Sesto Quadrante si azzardò a ventilare che ormai avevano capito quale fosse l’andazzo, e a chiedere quanto del loro tempo ci sarebbe voluto perché l’esperimento si concludesse.
Pretestuos ci pensò qualche istante, trasse fuori carta e penna scarabocchiò alcuni limiti e poi rispose: -Credo che dal nostro punto di vista durerà per l’eternità.-
-Bello quel cucù.- commentò un altro –Secondo lei è possibile averne uno?-
-Temo che non ne esistano altri e che per avere quello bisognerebbe entrare nella stanza.- rispose Pretestuous.
-Facciamolo, non voremo aspettare per l’eternità che l’esperimento si concluda.- rispose un terzo con praticità.
-Le dirò. – iniziò Pretestuous con prudenza –Non ho idea di che cosa Macchiaiol abbia combinato con quel cucù, ma ritengo che aprire quella stanza, ammesso di poterci riuscire sia esattamente il tipo di cosa che potrebbe far collassare il nostro universo in un batter d’occhio.-
Sulla scorta di quel dubbio il matematico Pretestuos condusse quindi le più fulgide menti del Sesto Quadrante al ristorante a mangiare Quaggiotti ripieni. Quando un giorno Naxiano dopo tutti insieme tornarono sul luogo dell’esperimento il fisico Scatolos fece due considerazioni interessanti. La prima era che la batteria del cucù doveva essere certamente di vecchio tipo per cui prima o poi si sarebbe esaurita, ma subito il Domotico Trenin affossò quella considerazione, in quanto disse che Macchiaiol si era poco prima dell’esperimento vantato con lui di aver montato sul cucù una pila a radiazione cosmica, virtualmente eterna.
La seconda considerazione era che se secondo un calcolo approssimativo se la riserva di cacchine del piccione, che già si ammonticchiava per circa trenta centimetri sotto di lui fosse durata altri 5 giorni Naxiani, si poteva sperare che raggiungesse il cucù stesso e, inzaccherandolo, lo danneggiasse a sufficienza per farlo fermare.
Purtroppo diabolicamente, il cucù finì le cacchine giusto un paio di centimetri prima che il monticello lo raggiungesse, generando una disputa filosofica sul fatto il piccione acquisendo la capacità di fermare il tempo doveva avere acquisito anche coscienza di sé. In realtà questo arcano fu svelato non molto tempo dopo dal matematico Pretestuous che frugando negli appunti di Macchiaiol trovò le istruzioni per l’uso del cucù. Esse indicavano l’altezza minima a cui piazzarlo da terra se si intendeva utilizzare il generatore di cacchine a pieno carico. Un disegno esplicativo mostrava come sotto il metro e cinquanta esso rischiava, se lasciato a sé stesso per circa 12 anni terrestri al ritmo di un cucù all’ora, di essere sommerso dalle feci e dunque di danneggiarsi, mentre sopra il metro e cinquanta fosse al sicuro. Dunque la salvezza del cucù doveva senza dubbio imputarsi alla scrupolosità di Macchiaiol: ma nonostante Pretestuous abbia in seguito speso molto tempo per chiarire il fatto che nel mistero non v’era dopotutto nulla di misterioso, le discussioni filosofiche (e relative leggende) sul piccione a cucù che aveva acquisito insieme la facoltà di fermare il tempo e l’autocoscienza non si arrestarono più.
Tale discussione generò ad esempio la corrente Retrofilosofica dei Cosciotempici che sosteneva che, visto che il piccione acquisendo la capacità di fermare il tempo aveva acquisito coscienza di sé, se ne deduceva, percorrendo il ragionamento a ritroso, che tutti gli essere viventi coscienti di sé fossero necessariamente in grado di fermare il tempo. Purtroppo i Cosciotempici come tutti Retrofilosofi avevano studiato soltanto le funzioni logiche di tipo biunivoco e si autosterminarono cercando di fermare un treno in corsa. In sé poco male: erano quattro gatti mortalmente stupidi, ma molto denaro pubblico fu speso per cercare di indagare le ragioni di quello che a tutta prima parve un suicidio di massa. Poi, dopo anni di psicoterapia la moglie del capo dei Cosciotempici, vuotò il sacco e venne fuori la verità nonché il motivo per cui non l’aveva detta prima: si vergognava profondamente dell’imbecillità del marito.
Ecco dunque le due immortalità di Macchiaiol: quella della fama accademica per avere inventato una macchina in grado di fermare il tempo che nessuno avrà mai occasione di studiare, se non da dietro il vetro della sua stanza da esperimento. Purtroppo da lì sembra un normalissimo cucù che suona ogni dieci secondi.
Un po’ snervante, tra l’altro.
L’altra immortalità di Macchiaiol, quella della sua carne, invece non è cosa della quale abbia molto da godere, visto che la nostra eternità per lui è destinata a durare un mezzo minuto scarso.
E la morale della storia è: se avete lungamente progettato un esperimento che mette a rischio la vostra vita, non fatevi venire in mente di modificarlo alla cazzo la sera prima, piuttosto guardate la televisione, anche se danno solo film che avete già visto. Eventualmente evitate anche di coinvolgere un povero Zorn che se ne stava tanto bene a casa sua, a flottare nei mari aerei di Lugardia 31 nutrendosi, come recenti studi hanno attestato inconfutabilmente, soltanto di refusi.

AUTORE - MAX

1 commento:

Gabriele ha detto...

Un po' delirante, molto da "Guida Galattica dell'Autostoppista". Insomma mi sono sbellicato.
Ciao!