22 marzo 2005

Candidi Suoni

Neve. La città ne è ricoperta. Ancora scende. Lentamente. Mi sembra di essere dentro a una di quelle sfere di cristallo che si comprano dai rigattieri. Magari qualcuno si sta divertendo a scuoterla per poi rimanere ad osservare in silenzio quella bianca cascata. Tutto tace. Il bello della neve è questo in fondo. Porta i rumori lontano, in un luogo remoto. Crea una strana atmosfera di pace e luce. Un mondo surreale in cui vorresti stare per sempre. La neve mi fa sentire un ghiro. Un bel ghiro paffuto che si ritira sotto un bel piumone caldo. Invece sto in piedi davanti alla finestra coi capelli ancora arrufati e una tazza di te bollente in mano. Mi dico che oggi è la giornata giusta per scrivere qualcosa di buono e più me lo dico più me ne convinco. Ci ripenso. Non so se sia il giorno giusto oggi. Guardo fuori. Le strade sono vuote. Solo qualche impavido, con grossi scarponi, affronta la tempesta per recuperare il suo latte. Tutto tace. Poi, come la voce di un angelo che emerge dal paradiso, un suono. Soave. Pieno e affascinante. Mi lascio cullare per un attimo assaporandolo. Mi domando da dove venga questa melodia. Cerco la fonte e la trovo. Difronte a me, dalla mia finestra, la vedo. La Dama dell'inverno.
La pelle bianca brillava immersa in tutta quella luce. Sembrava liscia e morbida. Le gambe lunghe avvolte in bende di seta. Solo i piedi restavano scoperti. Piedi da fata li avrei definiti. Perfettamente proporzionati. Le dita lunghe, appoggiate al parquet, erano leggermente piegate e il tallone alzato. Quella posizione metteva in risalto la curvatura della pianta. Sensuale nella sua semplice forma. Immaginai di stringerli delicatamente e solleticarli con la punta della lingua. Le ginocchia, armoniosamente disegnate, si strigevano vigorosamente sul massicio corpo bruno del violoncello avvinghiandolo con decisa delicatezza. La mano era appoggiata sulla tastiera dello strumento. Le dita esili si muovevano sulle corde, fermandosi a volte come ad assaporarne la consistenza. Il pollice premeva maggiormente sul lucido legno del manico. Mi affiorò nella mente l’immagine di quella mano che sfiorava in ugual modo il collo del suo amante guidandolo in un vortice di piacere. Percepivo i suoi lunghi capelli neri che si appoggiavano su di lui, su di me, mentre la guancia e le carnose labbra lo sfioravano. Sentii i sospiri di lei che riempivano le mie orecchie così come in quel momento stavano riempiendo l’aria della sua stanza. L’archetto, stretto con sinuosa decisione, percuoteva le quattro corde dello strumento con struggente impeto e passione. I suoni che si creavano sembravano dolci gridolini di piacere come quelli di un amante felice di essere battuto.
Il ventre piatto sussultava come un metronomo che batte il tempo in modo regolare e ipnotico. Lei si muoveva e di rimando lo strumento, vivo, spingeva e premeva il suo seno pieno e sodo fino a farne inturgidire i capezzoli. Entrambi seguivano la musica. Una suite di Bach se le mie reminescenze scolastiche non mi ingannano. Stretti l’uno all’altra. L’uno sull’altra oscillando sullo sgabello avanti e indietro. Cullati dalla musica. Incatenati da uno spartito. La musica sale sempre più velocemente. Poi riscende. Si stabilizza mentre i due amanti godono del rispettivo tepore. Poi la melodia accellera nuovamente. Ora mi lascio andare anch’io. Li seguo nel loro moto sussultorio attraverso la loro armonia. Sento il mio membro che si indurisce. Lo afferro come farebbe lei con l’archetto. Penso alle sue dita. La musica sale. Raggiunge il suo vertice. Percepisco il respiro di lei farsi affannato. Il mio si fa affannato. I battiti frenetici dei nostri cuori si fondono alla melodia. Veniamo insieme. La musica si ferma. Il suo capo si abbassa sul violoncello; il mio picchia sul vetro della finestra. La ragazza alza lo sguardo. Mi vede e mi sorride. Il volto ancora arrossato ma per niente imbarazzato. Ricambio il sorriso e realizzo che il mondo non è altro che eterna ed estatica armonia.
Il silenzio della neve torna a farsi strada per le vie della città.
Ripensandoci oggi è proprio la giornata giusta per scrivere qualcosa di buono.

AUTORE - SIMONE

2 commenti:

Gabriele ha detto...

Molto bello, effettivamente le mie coronarie hanno avuto un sussulto...

Max ha detto...

Le mie coronarie si erano preparate ad un altro tipo di sussulto (tipo "violoncello che si anima e mangia la violoncellista"), indipendentemente da ciò: originale e ben scritto.