21 giugno 2005

OCCHI DI LUNA

Questa notte c’è la luna piena… quant’è bella accidenti… rimarrei per ore incantato a guardarla… è così luminosa, quasi accecante sullo sfondo blu scuro del cielo.
Questa notte mi prendo una pausa da tutto; non mi va di andare in birreria con gli altri… ultimamente i loro discorsi sempre uguali sui pc mi sono venuti un po’ a noia… no, non è che me la tiro… però questa notte non avevo proprio voglia di chiudermi in un locale a consumare le ore come sigarette spente.
Io e la mia macchina, pronti per un’avventura, come quando ero bambino, con la bici… ho voglia di andare ad esplorare.
Esco dalla città e mi avvio verso le colline.
Che differenza fra questo cielo e quello di casa mia… da qui si vedono un casino di stelle in più. Non mi viene in mente neanche un nome di costellazione… eppure la Laura me le aveva elencate tutte una volta… quella notte… con la sua bella mano me le aveva tracciate una ad una nel cielo… ma io mica guardavo le stelle quella sera… io guardavo lei… quant’era bella sdraiata su quel prato… No, non devo più pensarci. Che masochista che sono.
Il rumore della portiera che si chiude sembra uno sparo, tanto c’è silenzio. Il bosco è davanti a me, scuro, mi sento Cappuccetto Rosso; quasi quasi ho un po’ di paura. Alla mia età… paura del buio… ma per favore…
Nei film dell’orrore i boschi di notte sono sempre pieni di rumori inquietanti e sinistri… invece io qui sento solo i miei passi sulle foglie secche e il rumore distante del fiume.
Andrà a finire che la mia avventura sarà solo una noiosa passeggiata in un bosco deserto…
Le piante si infittiscono in fretta attorno a me, gli alti alberi si chiudono sul cielo intrecciando i loro rami e la luce della luna non riesce a filtrare. Sento sulle gambe le carezze dei rovi e delle felci.
La torcia elettrica che ho portato riesce ad illuminare solo un piccolo tratto davanti a me, e anche se la sollevo la cosa non migliora affatto. Cavolo, devo stare attento a non inciampare in qualche radice, se cado e mi rompo una gamba chi mi trova più qui?
Camminare schivando rami, radici, tronchi e compagnia bella è diventato una specie di esercizio ginnico… una specie di percorso di guerra… ormai non so più neppure da quanto tempo sono qui dentro. All’improvviso le mie orecchie si accorgono di un rumore che non c’entra nulla con il bosco e il fiume. Mi fermo e mi rendo conto stupidamente che ho il fiatone e che il mio respiro è molto rumoroso. Che idiota… silenzioso come una guardia elfica.
Ok, che cacchio di fretta devo avere? Non sono mica inseguito da nessuno…
Esercizio pratico. Muoversi silenziosamente fra le ombre.
Ricomincio a camminare, lentamente ora, cercando di evitare il più piccolo rumore. Troppo facile con la torcia. Provo a spegnerla.
Ad un tratto, i miei occhi semi-abituati al buio intravedono un chiarore più avanti fra gli alberi.
C’è una radura. Ed è illuminata quasi a giorno dalla luna piena.
Ma… c’è qualcuno…
Mi accovaccio fra i cespugli per osservare.
E’ una donna… una ragazza, vestita di bianco, con una tunica lunga fino ai piedi e stretta in vita…
Che bella che è… ha capelli lunghissimi e neri, vedo il suo profilo stagliarsi contro la foresta, sottile come un giovane albero.
Ma cosa… sta facendo qualcosa. E’ vicina ad una roccia e ci sono degli oggetti appoggiati sopra… una ciotola, un calice… da qui non riesco a vedere altro. Sta parlando, vedo le sue labbra muoversi, ma non riesco a sentire… solo un po’… mi avvicino solo un po’… silenzioso come un’ombra…
- …invoco la presenza della Dea… -
- …offro quest’acqua… -
Un rituale! Sto assistendo ad un rituale eseguito da una strega! Altro che noiosa passeggiata in un bosco deserto!
La ragazza solleva prima il calice e poi la ciotola alla luna, poi gira un paio di volte attorno alla roccia e infine rimane con le braccia lungo i fianchi e il bel volto rivolto alla luna, a farsi investire dalla sua pallida luce.
E’ talmente bella che per un attimo ho smesso di respirare.
Sto assistendo ad un vero rituale magico e nell’aria c’è qualcosa… lo sento… di… puro, una specie di… forza…
Chissà che rituale è…? Credevo che le streghe si trovassero in gruppi a fare queste cose… storie tipo intere comunità capeggiate da gran sacerdoti e sacerdotesse divisi per gradi e compiti.
Ma così è molto più bello… lei, da sola, al centro del bosco, lei che prega la luna e fa offerte alla sua Dea. Viene quasi voglia di convertirsi… c’è un’atmosfera così… spirituale.
La ragazza è ancora immobile e con gli occhi chiusi quando all’improvviso sento delle voci che si avvicinano. Sono due, no, tre… tre ragazzi che sbucano dalla foresta parlando a voce alta con toni impastati dall’alcool. Ma che diavolo ci fanno qui?
La ragazza rimane immobile, sempre con gli occhi chiusi. Talmente concentrata nel suo rituale da non averli sentiti. Talmente immersa nell’Altromondo da non sentire quelle voci sgraziate che cominciano a chiamarla.
Andate via maledetti. Lasciatela in pace.
I tre si avvicinano con passo abbastanza deciso, forse non sono così ubriachi, forse la lasceranno stare. Lei continua a rimanere immobile sotto alla luce della luna.
- Ehi bella che cosa stai facendo? –
- Guarda guarda cosa abbiamo qui… sei una strega eh? Una di quelle che fa le orge con Satana sotto alla luna eh? –
Lei non risponde. Mi accorgo di avere i pugni serrati talmente forte che ormai le unghie mi si sono piantate nei palmi. Ma nonostante tutto. Non riesco a muovermi.
I tizi l’hanno raggiunta e la circondano. Uno di loro getta a terra le cose sull’altare. Ma che cazzo di bisogno c’era? Vandali del cazzo…
Lasciatela stare. Ma perché non riesco a parlare? Non riesco a muovermi.
Cazzo sono proprio un coniglio di merda. Tiragli dei sassi. Urla che chiami la polizia. Urla che sei la polizia… Niente.
Vedo la mano di quello più grosso sollevarsi su di lei e poi un movimento, troppo veloce per essere registrato, troppo veloce per essere visto, troppo veloce per… lei è dietro di lui e con il suo pallido braccio lo tiene fermo e gli inclina la testa di lato e i suoi occhi ora sono aperti e brillano come schegge di luna e anche la sua bella bocca è aperta e lei si avventa famelica su di lui, zanne da lupo… zanne che lacerano la pelle.
Sento lo stomaco che si contrae, il tizio caccia un urlo di terrore e prova a divincolarsi agitandosi come un indemoniato, ma evidentemente la presa di lei è troppo forte perché non riesce a liberarsi. Lei inizia a succhiargli il sangue dal collo e in pochi istanti il tipo si trasforma in una bambola senza vita fra le sue braccia.
Gli altri due sono immobili, agghiacciati di terrore e un’ombra veloce come un incubo li assale da dietro. E’ solo un attimo, solo un attimo e uno di loro è a terra, con il collo girato in modo innaturale verso la luna e l’altro è fra le braccia di un uomo, alto, di nero vestito, che si sta cibando di lui.
Cibando.
L’ombra nera ha neri capelli, pelle bianca come quella della luna, è alto, supera la sua vittima di tutta la testa, non riesco a vederlo a modo in viso perché verso di me guardano gli occhi ciechi della sua vittima e lui rimane nascosto.
Vedere quei corpi svuotati del sangue mi fa salire un conato che riesco a stento a trattenere.
Istanti lunghissimi pieni di luna e di rumore di sangue succhiato e di morte. Di morte.
La mia noiosa passeggiata nel bosco.
Morti.
Le mie gambe sono inchiodate alla mia anima incollata in modo morboso ai miei occhi che non riescono a staccarsi dalla scena davanti a me.
Ora lei ha chiuso gli occhi, quella di un bambino l’espressione del suo volto. Un infante che beve dal seno della madre. Lui la guarda, con desiderio, un ultimo sorso e poi lascia il cadavere a terra e si avvicina a lei e comincia a baciarle il collo, poi le braccia, le lascia segni rossi con le labbra sporche di sangue.
Lei apre gli occhi color della luna e getta infastidita il cadavere a terra liberandosi dall’abbraccio del compagno con gesto di stizza.
- Non qui! -
La sua voce è come una tempesta di ghiaccio, rapida e dolorosa come una frustata. Dio quant’è bella.
- Perché sei qui? Quante volte ti ho detto che posso cavarmela benissimo da sola? Perché mi segui?-
- Per custodirti mia Signora, le tue celebrazioni sono sacre e loro ti hanno interrotta -
- Non hanno nessun rispetto per le cose sacre… dannati senzaDio – il tono di lei sembra raddolcito… un po’ triste quasi, guarda i giovani cadaveri riversi sul terreno.
Poi volge lo sguardo alla luna piena, come a scusarsi del disordine e dell’interruzione.
- Non temere, penso io a mondare il tuo sacro tempio. Torna a casa, il giorno si avvicina -
Lei abbassa le braccia, gli occhi chiusi in un sospiro stanco, si riavvicina all’altare e raccoglie le sue cose, poggiando per diversi minuti le mani sulla pietra in una sorta di ringraziamento e commiato dalla divinità.
La tensione in me sta scemando lasciando posto alla stanchezza, sento le gambe che mi fanno male per la prolungata postura accovacciata. Ma non oso muovermi. Non finché i due saranno ancora nella radura.
Alla fine lei si volta verso di me. Si, sta guardando me, non c’è dubbio. I suoi occhi bianchi di luna mi trafiggono il cervello e mi guardano. Sa che sono qui, l’ha sempre saputo.
Corri.
Corri.
E’ lei che lo dice, non me lo sto immaginando. Corri. Sussurra, ma riesco a sentirla. Corri.
Ok, ok, adesso me ne vado. Le gambe fanno male e al primo passo il ginocchio cede. Corri idiota, ti sta dicendo di correre, vaffanculo corri non hai capito chi hai davanti? corri!
Non so come sono arrivato alla macchina. Non so come sono arrivato qui.
So solo che la birra che riempie il boccale davanti a me ora è bionda. E che qui dentro c’è il familiare puzzo di patatine fritte. E che Mirko sta parlando di pc.

AUTORE - SARA

3 commenti:

Gabriele ha detto...

Mi è piacuto molto, soprattutto la punizione divina che è toccata ai "rimasti" che hanno disturbato il rito. Però non è propriamente un lieto fine: molto meglio un mortale incontro con la sacerdotessa - vampiro che risvegliarsi nella solita unta e fumosa birreria (che a proposito mi ricorda il Sir Francis Drake)

Anonimo ha detto...

Interessante e inquietante, ho imparato 2 cose:
1- mai lamentarsi delle pallose serate in birreria
2- Occhio alle donne troppo belle per essere vere... potresti accorgerti troppo tardi della trappola!
Vittorio

Anonimo ha detto...

Occhi di luna:
Sinossi. Un tipo romantico stanco di fumare troppe sigarette in Birreria (evidentemente il racconto è stato realizzato prima della legge del ministro Sirchia) preferisce una solitaria passeggiata notturna sui colli.
Ma addio solitaria passeggiata, i campi, si sa, sono più frequentati che i cinema d‘essai.
Infatti lì ci incontra nell’ordine una strega, tre beoni stupratori e il protettore della strega stessa.
La strega stermina con l'aiuto di un amico stermina i tre beoni, il protagonista si caga sotto e pentito di aver tradito le sue salutari abitudini ritorna subito in birreria.
Morale: La critica accoglie e sottoscrive che tutto ciò che è poetico e incantevole può essere incarnato solamente dalla fulgida figura di una donna. E che la donna contenga anche tutto il mascolino mistero di desio fra possesso e subordinazione. E che gli uomini siano tutti un po’ stupratori…
Note: Il racconto ha vinto il premio Calippo al Festival del Pianeta Transilvania. Motivazioni della giuria: Oltre ad affrontare tematiche sociali, come il problema della abolizione del diritto di fumare nei locali, il racconto svela che non tutto ciò che le donne amano succhiare nei momenti di sollazzo sia necessariamente il ...